Ciak a settembre: «Gli anni e i giorni» documenterà la vita degli studenti
La maturità è agli sgoccioli, la scuola va in vacanza, ma – come ben sannogli studenti – settembre è già alle porte.
Quest’anno, al suono della prima campanella, insieme ad alcuni ragazzi che frequenteranno l’ultimo anno al liceo classico Paolo Sarpi, entreranno nelle aule degli ospiti insoliti: le telecamere del regista Beppe Manzi, che da settembre a giugno seguiranno le vicissitudini di questi giovani alle prese con scuola, vita e “maturazione”.
Il risultato sarà il docu-film Gli anni e i giorni: un progetto ambizioso (una produzione dell’Associazione officina cultura e territorio, in collaborazione con Oki Doki Film e Officina della Comunicazione), che si propone di raccontare la scuola dal punto di vista meno considerato (benché, forse, sia il più rilevante): quello degli studenti. Come nelle strisce di Shultz, dove i soli protagonisti sono Charlie Brown e compagni (al massimo il cane, ma di adulti nemmeno l’ombra), l’idea è quella di escludere dalla narrazione professori, presidi, bidelli, ministri e quant’altro, puntando invece la telecamera sui veri protagonisti della vicenda.
La scuola, quindi, come proprietà indiscussa di chi la vive da studente e, per una volta, non relegata al ruolo di mera “location”, bensì eletta a protagonista.
È lei, infatti, il vero e proprio soggetto narrato (e narrante). E non saranno solo i ragazzi di oggi a prendere la parola nel film
di Manzi: verranno “ripescati” degli ex Sarpini – oggi trentenni – ritrovati in giro per il mondo (da Bruxelles a Londra), i quali racconteranno la loro vita da studenti e le loro speranze di allora, mostrando dove sono arrivati.
Una serie di interviste in parallelo, in cui ciascuno renderà gli spettatori partecipi della sua personale esperienza scolastica, del suo rapporto con banchi, compiti, libri e professori.
Ma si può raccontare una realtà così vasta e complessa come quella della scuola partendo da un contesto percepito come diverso ed elitario quale è il Sarpi? «Abbiamo scelto di girare lì perché è il liceo che ho frequentato io: un mondo che conosco bene, nel quale mi so orientare, e che offre un’ambientazione scenografica spettacolare – spiega Manzi -. Certo, si tratta di un universo particolare, ma anche questo è il bello: perché ogni scuola, in fondo, è una realtà unica».
Non ci si limiterà a parlare del Sarpi: verrà creata, infatti, una rete di contatti con le scuole di tutta Italia, che permetterà agli studenti di inviare filmati, riflessioni e materiale utile per arricchire il quadro. A tal proposito è già attiva su Facebook la pagina de “Gli anni e i giorni”, accessibile a chiunque volesse lasciare commenti o proposte.
Sorge, però, una domanda: perché scegliere di parlare proprio della quotidianità all’interno di una scuola? «Si è soliti dedicare attenzione al mondo dell’istruzione e alle sue istituzioni solo quando ci sono delle riforme, o in seguito a proteste da parte degli studenti – osserva il regista -. Come non facesse “notizia” parlarne in altri termini. Invece è proprio questo ad interessare a noi: la normale complessità della vita scolastica».
Una sintesi tra vari elementi, insomma: da una parte ci sono “gli anni”, intesi in senso scolastico come contenitori di materie, programmi, interrogazioni e pagelle, che sembrano se non uguali quantomeno simili per tutti gli studenti; dall’altra troviamo “i giorni”: emozioni, momenti unici e irripetibili, che fanno dell’esperienza scolastica uno dei cardini della vita di tutti.
Fondamentale la questione posta da un film di questo genere: ascoltare gli studenti di ieri e di oggi può aiutare a migliorare la scuola di domani? Ai posteri l’ardua sentenza.